DEAD CAT IN A BAG

LATE FOR A SONG

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Late for a Song è il nuovo, secondo disco dei Dead Cat in a Bag. Dopo la lusinghiera accoglienza della critica per il primo album, Lost Bags, e le incursioni live in sestetto e quartetto, la band ha radicalizzato il suo approccio nomadistico al folk: Late for a Song è fatto di fiori appassiti e ruote dentate e suona come la colonna sonora di un immaginario western post-atomico interpretato da gitani, ambientato in un ventoso deserto cosparso di giostre in disuso, fabbriche diroccate, case d’infanzia ingombre di polvere e ricordi. Vuole fare un po’ paura e un po’ sorridere, con echi di circo e di vecchi film dell’orrore, digressioni dodecafoniche e parentesi rumoristche. Auspicabilmente, vorrebbe anche far pensare e commuovere. E persino battere il piede a tempo.

Agli strumenti tradizionali ed etnici come banjo, balalaika, mandolino, dobro, violino, contrabbasso, fisarmonica, tromba, sega musicale, ukulele, armonium e pump organ si uniscono chitarre elettriche, un moog, strumenti autocostruiti, percussioni metalliche, campionamenti, un piano preparato e una vena di elettronica sfumata su suoni ambientali, per un viaggio che tocca Francia, America, Messico e Balcani, tra blues da palude, folk spettrale, post-rock notturno e persino musica kletzmer e fado, cantato con metrica, rime e teatralità nella lingua del country.

Le canzoni parlano di adattamento, di una cravatta che non s’intona al mondo, di ciò che finisce, di ciò che ritorna come l’amianto, di lettere senza risposta, di silenzi che rivelano sospiri di vento, mattini pallidi come la nausea e vuoti come la speranza, coltelli, cappotti, strade di campagna, rimpianti, gatti, cani, amici d’infanzia, polvere, pianeti e atomi, fiori, mosche, ruggine, letteratura russa, colpi di tosse, corvi alla finestra, padroni di casa in cortile, preti sulle scale, scheletri nell’armadio, bicchieri sul tavolo, questioni personali. L’album è prodotto da Roberto Abis, registrato ovunque, perfezionato al Superbudda di Torino da Giupi Alcaro e vede tra i compagni di viaggio Enrico Farnedi, (Goodfellas), Fabrizio Rat Ferrero, Valerio Corzani (Mau Mau, Ex), Davide Tosches e Vito Miccolis.

 

DEAD CAT IN A BAG è:

Luca Swanz Andriolo: voce, banjo, chitarra, chumbus, mandolino, balalaika, pump organ, percussioni

Roberto Abis: chitarre, tastiere, dobro, chitarra-banjo, viñuela, lap steel, armonium, moog, trattamento del suono

Andrea Bertola: violino, percussioni

David Proietto: contrabbasso

Scardanelli: fisarmonica, chitarra, zaino-batteria, sega ad archetto, pianoforte

 

Compagni di viaggio:

Enrico Farnedi: tromba, trombone, flicorno, ukulele

Fabrizo Rat Ferrero: piano preparato

Valerio Corzani: basso-tinozza

Davide Tosches: piano, batteria

Luca Iorfida: vibrafono

 

Prodotto da Roberto Abis

Registrato ovunque, perfezionato al Superbudda di Torino da Giupi Alcaro

 

Graphic layout: Lavinia Marinotti, Wonderingsolo

Photos: Federica Genovesi & Luca Andriolo (front cover), Luca Andriolo (back cover),

Lavinia Marinotti (inside cover), Andrea Bertola & Alessandro Bertaccini (booklet p. 5, 12)

Dead Cat in a Bag Logo by Daniele Galliano

TRACKLIST

01 – Not Even More

02 – Nothing Sacred

03 – Ravens at My Window

04 – Za późno na piosenkę

05 – Silence is not Pure

06 – The House of the Rising Sun

07 – Unanswered Letters

08 – Trop tard pour une chanson

09 – Old Shirt

10 – Wanderer’s Curse

11 – Once at Least

12 – Just like Asbestos

13 – It’s a Pity

14 – Tarde

15 – All Those Things